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Lo Zen e l’arte di abbandonare i libri (senza pietà)

C’è un momento, nella vita di ogni lettor* compulsiv*, in cui devi smettere di raccontartela: non finirai tutti i libri che inizi.
Non puoi. Non devi. Non vuoi.

Eppure ogni volta che chiudo un romanzo a pagina 80 e lo ripongo sul comodino come un animale ferito, mi sento come se stessi tradendo la me dodicenne convinta di…boh, qualcosa che non ha senso. Tipo di dover finire tutti i libri come i compitini delle elementari.

Poi, però, mi ricordo che il tempo è breve, la vita è una, e certi libri non si meritano altre ore della mia esistenza.

Negli ultimi tempi ho fatto progressi: ho esercitato l’arte dell’abbandono.
Che a dirla così sembra un corso di mindfulness per lettori insoddisfatti, e in effetti un po’ lo è.

Lo sen e l’arte di abbandonare i libri, here we come!

Ecco gli abbandoni recenti

✨ Il libro delle porte

Mi ha attirata per la premessa, che prometteva misteri, porte magiche e chissà quali meraviglie. E la copertinaaahhhh bellissima.
Quello che ho trovato: noia. Una noia cosmica, galattica, interdimensionale.
A un certo punto ho pensato di essermi persa io qualcosa, ma poi… ho aperto Goodreads.
E ho scoperto recensioni che dicevano esattamente quello che pensavo: lento, arido, e pure venato di quel sessismo strisciante da autore maschio bianco etero cis (sorry folks, non tutti i maschi bianchi etero cis sono sessisti, ovviamente, ma temo che la stragrande maggioranza degli umani sessisti siano maschi bianchi etero cis…)
Comunque… un no secco, grazie e arrivederci.

E apprendiamo dai nostri errori: leggere le recensioni su GoogdReads PRIMA di acquistare un libro……….

✨ Oltre il bosco

Qui il discorso è diverso. Il libro è carino. Anche scritto bene.
Ma è troppo fiabesco, troppo sdolcinato, troppo fino-oscuro per i miei gusti attuali, che oscillano sempre fra “dark”, “weird” e “lieve desiderio di bruciare qualcosa e rinascere dalle ceneri”.
Non è lui.
Sono io, davvero.
Però resta il fatto: quando una storia ti fa sentire come se stessi camminando in una fiaba che non vuoi vivere… si chiude, senza colpa.

Perché abbandonare fa bene (e non ti rende una cattiva persona)

Abbandonare un libro è una forma di cura verso di sé.
Leggere non è un dovere, non è un esame, non è un patto di sangue con l’autore.
Leggere è un piacere, un incontro: se l’incontro va male, ci si saluta e ognuno torna a casa propria.

Ma SOPRATTUTTO, ogni libro mediocre porta via tempo a quello meraviglioso che ti aspetta.
E io, di libri meravigliosi, ne ho ancora troppi da leggere.

Quindi sì: via libera all’abbandono senza pietà. E’ una nuova pratica zen!
Elegante, consapevole, liberatoria.

E tu? Che libro hai abbandonato di recente, e perché?


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