Questo romanzo è nato da un’immagine.
Un treno di notte, le luci che scorrono oltre il finestrino e una ragazza che, per un istante, vede un bambino sulla banchina.
Da lì, i personaggi si sono fatti avanti da soli.
All’inizio pensavo di raccontare una sola storia, quella di Anna, una pittrice che lotta con il peso del passato e con la paura di impazzire. Poi è arrivata Lena, giovane e brillante, con la stessa visione e un legame misterioso con Anna.
Quando ho capito che erano due riflessi l’una dell’altra, la storia è diventata un racconto di doppi, specchi e memorie che scorrono tra due dimensioni parallele.
Il processo di costruzione dei personaggi è stato una analisi dei riflessi che riverberano le oscurità e la luce dentro di me, che ho riportato in Anna e in Lena.
Le ispirazioni sono arrivate da più direzioni:
- Da Vincent Van Gogh, ovviamente, e dal suo rapporto con il fratello Theo, che nella prefazione di Gabriele Dadati diventa una chiave per leggere il tema del doppio.
- Dalla Resistenza partigiana, proprio qui sulla Linea Gotica.
- E da qualcosa di più personale: la Romagna, le case di campagna, le estati sospese con il ronzio magico delle api.
Scrivere La Trappola è stato come dipingerla.
Ogni scena nasceva da un’immagine visiva: la luce dei campi, il colore del cielo, un dettaglio che rimaneva fermo mentre tutto il resto si muoveva.
Anna e Lena sono due pittrici, ma in realtà parlano del mio modo di scrivere: lo stesso bisogno di capire cosa resta, cosa si trasforma, e cosa scompare.
E poi ovviamente ci sono lunghe e dettagliate schede personaggio! XD
Questa una delle immagini che mi hanno fatto scattare il pensiero: le due protagoniste sono la stessa persona.

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