Il 19 gennaio segna il compleanno di uno dei maestri indiscussi del mistero e dell’oscurità: Edgar Allan Poe. Il suo talento ha dato vita a storie che continuano a sfidare il nostro immaginario e a scavare nelle profondità dell’anima. Poe ha avuto il potere di suscitare paura, ma anche curiosità, ispirando generazioni di lettori e scrittori, inclusa me.
Scrittore americano dell’800, Poe ha dato vita (o morte^^”’) a storie terrificanti e indimenticabili. Il Cuore Rivelatore mi fa ancora rabbrividire, per non parlare del Gatto Nero.

Nel mio viaggio come scrittrice di narrativa weird/gotica, mi sono spesso trovata a riflettere sulle tematiche care a Poe: la follia, l’incertezza, l’ombra che si cela dietro la normalità apparente.
Il vero orrore non risiede solo nel sovrannaturale, ma nella mente umana. La capacità di Poe di creare atmosfere claustrofobiche, dove ogni suono e ogni sguardo diventa portatore di tensione, è una fonte di ispirazione per chi vuole raccontare storie che ci facciano sentire sull’orlo dell’ignoto.
Poe non aveva paura di spingere noi lettor* verso il macabro, ma c’era anche una sorta di cinismo nei suoi racconti, un’ironia sotto la superficie che rende il tutto ancora più inquietante.
Come lettor*, ci immergiamo nel buio delle storie di Poe perché vogliamo esplorare ciò che ci spaventa, ma anche ciò che ci unisce.
Mi piace pensare che, nel mio piccolo, anch’io con le mie storie costruisca pian piano un legame con chi le legge, in un viaggio dove l’oscurità diventa anche un terreno di scoperta di sé. Non si tratta solo di inquietudine, ma di rivelazione. E in questo percorso, ci riconosciamo nei nostri lati più nascosti.
Due note sulla storia (tristissima) di Edgar: nasce nel 1809 da due attori girovaghi.
Il padre (alcolizzato) abbandona la famiglia e la madre muore di tisi poco tempo dopo e viene accolto dalla famiglia Allan (da qui il nome Edgar _Allan_ Poe)
Andò a scuola vicino a Londra (unico scrittore americano della sua generazione ad avere una formazione europea)
Torna negli Stati Uniti, si iscrive all’università ma la dipendenza per il gioco d’azzardo lo fa indebitare. La famiglia adottiva non l’aiuta e Edgar deve lasciare l’università. Poi, si arruola nell’esercito. Intanto pubblica poesie, poi entra nell’Accademia militare di West Point ma viene espulso per aver disobbedito a un ordine.
Si trasferisce da una zia e inizia a pubblicare racconti. Il padre adottivo muove e lo disereda.
Edgar inizia a lavorare come giornalista a Richmond e si sposa con sua cugina (di 13 anni), poi si trasferisce a New York.
Visto che poesie e racconti non avevano avuto successo, tenta il romanzo d’avventura (Le avventure di AG Pym) che vende qualcosa in Inghilterra ma non è certo un successo.
Fa lavori saltuari, inizia a bere e a soffrire di periodi di ipocondria.
Vive in miseria, ma finalmente Il Corvo l’ha reso famoso nel mondo letterario di New York.
Nel frattempo pubblica altre poesie, ma il giornale di cui era diventato proprietario fallisce e sua moglie (bambina) muore di tisi.
Edgar inizia a soffrire di delirium tremens.
Continua le sue peregrinazioni negli Stati Uniti, partecipa a conferenze e pubblica poesie.
Morirà il 7 ottobre del 1849.
E’ vero che le storie sono indipendenti dai propri autori: nel momento in cui vengono pubblicate acquisiscono una vita a se stante. E’ anche vero, però, che spesso la biografia di un autore spiega tanto della sua produzione letteraria.
Concludo questo post con una citazione dall’introduzione di Attilio Brilli all’edizione che vedete in foto (BUR, I classici Blu, maggio 2004):
In questo senso egli comincia col fondare una sorta di tradizione “nera” della letteratura americana. Come è stato osservato, anche in America il sole splende per metà del giorno, poi è la volta della notte nera, minacciosa, infestata di sogni e di fantasmi.
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