Quello che dall’alto sembrava un fagotto nero, o un grosso cane, da vicino era chiaramente un essere umano. Forse un senzatetto, pensò Vera, con una matassa di capelli scompigliati e un cappotto logoro.
Si muoveva sull’argine come una falena impazzita, guardandosi freneticamente le spalle e rischiando ogni momento di scivolare nell’acqua scura.
“Ehi, stai attento!” gridò Vera, ma lui non sembrò sentirla. Probabilmente non si era accorto di lei, né di Lucia che era riuscita a raggiungerla tra una scivolata e l’altra.
Il vento ululava e la neve che cadeva fitta, anche la luce era diventata fioca, opaca.
All’improvviso i movimenti dell’uomo si fecero più frenetici, iniziò a correre, come se cercasse riparo sotto il ponte, e cadde lungo disteso nella neve. Cercando di rimettersi in piedi, scivolò e precipitò nell’acqua.
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