Questa (in foto) ero io a inizio marzo di quest’anno (il 2024). Ero in uscita da un periodo di burn-out lavorativo, vivevo in una grotta alluvionata con mio marito (in lite con proprietario di casa e vicini, che pur odiandosi tra di loro non avevano problemi a odiare pure noi), sapevo che mi aspettavano un paio di mesi di fatica e facchinaggio e manovalanza per ristrutturare la casa comprata col suddetto marito, essendo in fuga dalla suddetta grotta alluvionata.
Ero un po’ stanchina, anche perché qua a Faenza il 2023 è stato un anno mica da ridere (leggi: alluvione più disastrosa nell’ultimo secolo in Italia) e per me e la mia famiglia è stato un anno di merda per molti altri motivi.
Quindi a marzo ho fatto questa foto in tenuta da lavoro, pronta al mio destino di manovale/facchina, forse per documentare la quantità di rughe.
In quel momento non sapevo che da lì a poche settimane la vita mi avrebbe tirato in faccia la legnata più brutale di sempre.
Ebbene, la legnata è arrivata. Bevi-bevi fuma-fuma la legnata è stata superata. La ristrutturazione di casa è stata completata e la fuga dalla grotta alluvionata è andata a buon fine. Un contratto è stato firmato con un piccolo editore.
E adesso dai dai dai saluto al sole e meridiani e non fumare mangiare poco fare sport rimettersi in forma…
E tutto questo non mi dispiace. Non mi dispiace, guardando indietro, come mi sono comportata nell’anno passato, che è stato senza ombra di dubbio, da aprile 2023, il più duro della mia vita. Non mi dispiace aver affrontato queste prove e averle superate. Mi hanno resa più forte. E non mi dispiace neanche bere pochissimo e limitarmi a fumare il maledetto ciuccio elettronico. Perché la vita non è così male e di certo è meno peggio se sono più o meno in forma, più o meno in pace.
E ora?
Ora sto scrivendo due romanzi, uno young adult investigativo/paranormale e una commedia nera. Al lavoro sto riuscendo a ritagliarmi più tempo libero. Le scalette sono più efficaci.
Questo però mi fa paura. Nel senso: mi fa paura che diventi meccanico, o meglio: che la tecnica soppianti la profondità; che la superficialità vada di pari passo con l’esperienza.
O forse è solo la vita adulta che ti strappa via di dosso ogni pensiero divergente, graffiante. Forse è la vita che ti tira legnate in faccia senza che tu faccia niente quindi magari eviti di andartele a cercare.
Non lo so. Quello che so è mi divertono le storie che sto scrivendo, che amo i personaggi che le abitano e che per quest’anno va bene così.
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