Romanzo di Bester, partito bene finito male.
«Era un’età dell’oro, un’epoca di sublimi avventure, di vite ricche e morti rognose… ma nessuno lo pensava. Era un futuro di grandi fortune e ruberie, di saccheggi e rapine, di cultura e vizio… Ma nessuno lo ammetteva. Era un’epoca di estremi, un affascinante secolo di mostruosità.» E in quel tempo Gully Foyle stava morendo. Per l’esattezza, moriva da centosettanta giorni a bordo di un relitto lasciato a marcire nello spazio. Ma nel venticinquesimo secolo l’uomo è capace, con la sola potenza della mente, di spostare il proprio corpo da un luogo all’altro. E il primo a sperimentare questa facoltà, che sembra preludere ad armi psichiche dagli effetti sconvolgenti, è proprio Foyle, assetato di vendetta e pronto a trasformarsi da manovale qualunque in una sorta di semidio dell’odio. Intorno a lui Bester disegna il ritratto di un mondo magnifico e crudele come il Rinascimento dei Borgia, in questo romanzo del 1956 che ha anticipato la fantascienza cyberpunk.
Scopri di più da Elisa Thid Emiliani
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